Diario di Bordo

Ottobre 2014, Mesharifa e le mante

Abbiamo inaugurato con la settimana del 29 settembre questa stagione sudanese autunnale del 2014. Sole, vento da NE sui quindici nodi, la temperatura dell’acqua 29-30 ° e poca corrente, sono gli elementi che plasmano queste splendide giornate. Avvistamenti preziosi: qualche squalo grigio e pinna bianca durante la risalita verso nord a Sha’ab Rumi, qualche martello solitario ad Angarosh. Sapevamo che la settimana sarebbe stata parca di squali. Notiamo che comunque la vita sottomarina durante questi mesi della nostra assenza (da fine maggio ad oggi) è continuata senza subire danni a causa del caldo estivo. I coralli, gli alcioniari sono in salute, splendide come sempre e rigogliose le pareti e i pianori da Sanganeb a Shambaia, pieni di pesce di barriera. Non mancano il pelagico e le volute di barracuda. Il rullo di tamburi per il gran finale comincia in sordina a metà settimana…lo sento vibrare lontano, una pausa di attesa come cuore sospeso è nell’aria: le mante erano e sono una promessa.

E domenica, ultimo giorno di crociera, dopo una bellissima immersione ad Angarosh, navighiamo finalmente incontro alle lagune di Mesharifa. Una quindicina di miglia ci separano dai due becon che segnalano il famoso canale che conduce all’isola omonima. Mare calmo, piatto, cielo terso, nessuno attorno, come se il mare fosse nostro. Sostiamo, lasciamo derivare la barca sospesi fra cielo e mare, il grappolo di ospiti sul secondo ponte spia l’orizzonte…allunghiamo gli occhi nel sole abbagliante di mezzogiorno. Nessun avvistamento ai becon, nessuna traccia di mante neppure lungo le barriere che risalgono verso il capo di Abushagara a nord o verso l’isola di Magarsam a sud… proseguiamo…finchè…… si delinea in lontananza un filo di corrente sinuoso a metà canale…ed ecco… avvistiamo le triangolari punte nere delle ali che affiorano, schiaffeggiano la superficie del mare e scompaiono a tratti in mezzo a chiazze luccicanti di sardine sotto alle sterne candide in picchiata. Pronti !? A dire la verità eravamo pronti da giorni: snorkel, pinne e maschera, tutti sul gommone e in acqua, mentre la barca scivola all’ormeggio davanti all’isola di Mesharifa.

Le immagini parleranno da sole, l’emozione è grande, nuotiamo e aspettiamo: le mante vanno e tornano, si separano e si riuniscono, sembra una danza, si nutrono con le bocche spalancate del plancton concentrato nella leggera corrente che crea giochi serpentini in superficie. Poco importa se l’acqua della laguna è torbida, gli incontri ravvicinati sono di grande effetto. Siamo noi, solo noi ed è un paradiso. Avidi di scatti e immagini impariamo minuto dopo minuto ad aspettare, a nuotare cautamente, diveniamo confidenti, diveniamo gentili quanto le mante. Sono numerose, risalgono la corrente e curiose ritornano, puntiamo le camere, le GoPro alle bocche spalancate per uno scatto o immagini che fissino per sempre per noi le bianche gole profonde orlate dalle branchie, i lupin repentini e le eleganti capovolte. Ci sfiorano, con grazia, e continuano la giostra. Le mante chiacchierano, incrociandosi, comunicano, trasmettono: cogliamo schiocchi, gorgoglii, clicchìi. Hanno voci che mai prima d’ora avevo udito, e, se è possibile, magia si aggiunge alla magia: stiamo ascoltando le voci di Mesharifa Gioia pura. Così felici e dimentichi del mondo.

Mariacristina Pulliero Blu Sudan

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