Biologia Marina Tadjoura e Ghoubbet

SQUALO BALENA

ANGOLO SCIENTIFICO: squalo balena
Nella lunghissima evoluzione degli squali, circa 440 milioni di anni, vi è stata una specializzazione per quanto riguarda le metodiche alimentari che li suddivide in quattro grandi gruppi:
I predatori: questo gruppo racchiude quelle specie che sono in grado di catturare le prede a prescindere dalla loro condizione sanitaria o dalla loro particolare vulnerabilità, aggredendo così ogni animale che rientra nel loro “range alimentare”. Ad esempio gli squali Tappeto.
I predatori di fondo: appartengono a questo gruppo gli squali che si nutrono di piccole prede presenti sul fondo (molluschi, crostacei etc). Ad esempio gli squali Gattuccio.
I predatori opportunisti: sono quegli squali che selezionano le loro prede tra animali vulnerabili perché giovani o isolati dal gruppo o animali le cui condizioni sanitarie ne minano le facoltà difensive. Tra loro ci sono i famosi squali Bianchi e i Tigre.
I Filtratori: infine il quarto gruppo racchiude i filtratori, cioè quegli squali che si nutrono di zoo e fitoplankton.
Tra essi troviamo il sogno di tanti sub, lo squalo Balena.

La Morfologia
Lo Squalo Balena, il cui nome scientifico è Rhincodon typus, è classificato nell’ordine degli Orectolobiformi e oltre ad essere il più grande degli squali, detiene anche il record del pesce più lungo attualmente esistente negli oceani.
E’ caratterizzato da un corpo massiccio ma compresso nella zona cranico-dorsale, un’enorme bocca posta frontalmente, una pinna dorsale leggermente falciforme e una gigantesca pinna caudale di tipo eterocerca, cioè con lobo superiore maggiormente sviluppato.
La sua colorazione è chiara ventralmente, mentre nella parte dorsale il colore è blu-verdastro, ma caratterizzato da un’omogenea livrea a macchie bianche che ne caratterizza la specie.
Le sue dimensioni come detto sono davvero ragguardevoli: infatti raggiunge i 15 metri, anche se mediamente si avvistano esemplari tra gli 8 e i 12 metri, mentre il suo peso può raggiungere le 20 tonnellate.

La Biologia
Lo Squalo Balena è presente negli oceani e mari tropicali; esso trascorre la maggior parte della giornata vicino al pelo dell’acqua, per catturare il plankton.
Il suo nuoto è caratterizzato da una bassa velocità di crociera, mentre la bocca rimane spalancata: in questo modo viene convogliata nella bocca un’enorme quantità d’acqua, che viene filtrata da un particolare “setaccio” posto a ridosso delle branchie.
Periodicamente lo squalo compie una serie di singulti che hanno il compito di convogliare il plankton raccolto, nell’esofago.
All’interno della bocca sono anche presenti un gran numero di piccoli denti (da 3000 a 5000 per ogni arcata mandibolare), ma essi sono assolutamente inutilizzati: ciò a conferma che probabilmente durante la sua lunga evoluzione, lo squalo Balena ha modificato le sue tecniche alimentari e le sue prede.
Questo squalo si riproduce in maniera ovovivipara, cioè gli embrioni vengono mantenuti nell’utero materno fino al momento del parto.
Vista la dimensione, si tratta di animali particolarmente longevi: infatti si pensa possano divenire maturi sessualmente intorno ai 30 anni e raggiungere i 100 anni di età massima.
Durante la lunga vita, questa specie migra arrivando a solcare il Mar Rosso, l’Oceano Indo-Pacifico, le acquee dell’Australia e quelle del Giappone: risulta quindi fondamentale comprendere l’importanza della salvaguardia di questa specie in tutti i mari.

La situazione del “Rischio estinzione”
Lo Squalo Balena è un pesce che per decenni è stato minacciato dalla pesca sia per scopi alimentari che per scopi industriali (per ricavarne olio dal fegato):nel 1982 la commissione ONU sul mare lo ha classificato come specie migratoria e bisognosa quindi di studi e di progetti di salvaguardia al fine di minimizzare il rischio di estinzione.
Nel 1999, la “Convenzione di Bonn” sulle specie migratorie, ha incluso il Rhincodon typus tra le specie “con una condizione sfavorevole di conservazione” Attualmente lo Squalo Balena è inserito nell’appendice II allegato B della “Convenzione CITES” ed è a tutti gli effetti una specie protetta in tutto il globo.

L’osservazione in acqua
Il sogno di molti sub è senza dubbio l’incontro con lo squalo Balena: spesso questo capita casualmente, mentre ci si trova in un momento di relax su una barca da crociera o nel momento della risalita di un’immersione. E lo stupore è sempre grande. Questo pesce infatti esula dalle dimensioni medie dei pesci che solitamente si osservano in mare e ciò contrasta con la sua grande calma e lentezza dei movimenti. Entrando in acqua, si deve assolutamente evitare di far uso di erogatori, per diminuire al minimo i rumori che possono infastidire lo squalo: come sempre affermo, è meglio osservare per 20 minuti un animale totalmente immerso nelle “sua natura”, piuttosto che osservarlo per uno scarso minuto, tempestandolo di flash e magari gettandosi su di lui per toccarlo o peggio per aggrapparsi alle sue pinne.
Un’osservazione poco invasiva ci permetterà di avvicinarlo lentamente, senza provocargli timori, così da poterlo vedere nella sua totale maestosità, ma soprattutto in totale naturalezza. Quindi come consigliato nell’avvicinamento di altre specie di squali, bisogna evitare i flash (che amplificati dal tapetum lucidum presente negli occhi, risultano particolarmente fastidiosi), evitare di muovere le braccia eccessivamente e cercare di non rincorrerlo.
I pesci sono evidentemente più veloci di noi in acqua e quindi rincorrerli crea in loro solo fastidio: al contrario muoversi con calma ecciterà la loro curiosità ad avvicinarsi e in seguito a farsi avvicinare.

Squalo balena a Gibuti
Negli ultimi anni, oltre alle Maldive a alla zona Indo-Pacifica, uno dei siti di maggior interesse per osservate gli squali Balena è il golfo di Ghoubbet, situato nello Stato di Djibouti all’imboccatura del Mar Rosso.
Qui, nel periodo che va da novembre a febbraio, stazionionano numerosi esemplari di Squalo Balena, che durante il giorno si nutrono di zoo e fitoplankton.
Una volta avvistati gli esemplari, ci si avvicina e dopo averli osservati dal gommone, si scende in acqua armati solo di pinne, maschera e macchina fotografica: la situazione di estrema calma degli squali permette di osservarne le modalità alimentari, le eventuali interazioni sociali e le differenze morfologiche.
Infatti ogni squalo è caratterizzata da differenti disposizione dei punti chiari sul dorso, che permettono anche di identificare i vari esemplari.
Su questa specie di squali quindi, si può applicare la fotoidentificazione, utilizzata anche sugli squali Bianchi: mentre però gli esemplari di Bianco vengono identificati dallo studio delle fotografie delle loro pinne dorsali, negli squali Balena vengono fotografate determinate zone di cute, per studiarne le differenti disposizioni cromatiche appartenenti ai diversi esemplari. In questo modo è possibile dar vita ad un “data base”, che identifichi e quantifichi gli animali osservati.
Questa tecnica di “studio di popolazione”, insieme alla marcatura satellitare, viene applicata da un gruppo di ricerca, francese, che opera in questo tratto di mare e che sta studiando i vari esemplari di Squalo Balena, per identificarne il numero, i percorsi migratori e la frequenza di ritorno nelle acque djibutiane.Questo viaggio sarà quindi caratterizzato da una parte teorica che insegnerà le peculiarità morfologiche ed etologiche di questi squali, oltre alle giuste tecniche di approccio in acqua e da una parte pratica in cui si avrà la possibilità di nuotare liberamente con il grande squalo Balena.

Dott. Danilo Rezzolla  Mediterranean Shark Research Group

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