| I faraoni del mare
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A Torino i tesori delle città sommerse alle foci del Nilo

Erodoto racconta che Menelao, dopo aver riconquistato sua moglie Elena
dall'amante Paride, si mise in viaggio da Troia con il timoniere Canopo e la
consorte di questi, Menutis. Colto da una tempesta sulle coste dell'Egitto, il
gruppo si fermò alla foce del Nilo per riparare la nave, ma qui Canopo fu morso
da un serpente e trasformato in una divinità. Una leggenda legata al nome di una
città apparentemente più vicina al mito che alla realtà, anche se molti autori
citano quel fiorente centro commerciale e sede di baccanali, caro alla dinastia
dei Tolomei.
Situata sul terreno incerto dei territori scomparsi, Canopo ha avuto un
destino simile a quello di un altro luogo importante per i riti religiosi,
Heracleion, e del porto grande della città di Alessandria, dove si trovava il
mitico faro e altre meraviglie del mondo antico. Seguendo la lettera dei testi
classici, gli studi e le esplorazioni pioneristiche compiute tra la fine
dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, un ricercatore dei nostri giorni,
il francese Franck Goddio, grazie alla passione, all'intuito, allo spirito di
iniziativa e alla capacità organizzativa è riuscito a rendere reali questi
luoghi scomparsi. Sommersi per oltre dodici secoli nelle profondità marine dove
erano finiti per una serie di calamità naturali, come il maremoto del 365 dopo
Cristo e un terremoto nell'ottavo secolo. Dopo quindici anni di immersioni quei
tesori sono stati individuati e in parte recuperati: da sabato oltre cinquecento
oggetti e monumenti strappati al mare saranno in mostra alla Venaria reale
(Torino), con il contributo della Fondazione per l'arte della Compagnia di San
Paolo e della Regione Piemonte. Collegato al Salone del libro, che ha come
ospite d'onore l'Egitto, si tratta di uno degli eventi culturali più
significativi dell'anno grazie anche all'allestimento del regista americano
Robert Wilson e alla colonna sonora di Laurie Anderson.
Contributi originali che rendono la mostra, allestita nell'orangerie e
nelle scuderie progettate agli inizi del XVIII secolo dall'architetto Filippo
Juvarra, una vera «prima» anche se gli oggetti sono stati già esposti in alcune
capitali europee. Nato a Casablanca nel 1947, laureato in economia, dopo una
carriera come manager, Goddio nel 1983 decise di prendere un anno sabbatico per
dedicarsi a una passione ereditata dal nonno Éric de Bisschop, avventuriero e
scopritore di antiche vie di navigazione. Fu così che nel luglio 1984, invitato
a prendere parte agli scavi per recuperare la nave ammiraglia di Napoleone, L'Orient,
affondata nella baia di Abukir, durante le immersioni si rese conto di trovarsi
vicino a un sito archeologico straordinario: un'area di diversi chilometri
quadrati che nascondeva il Portus Magnus di Alessandria e le città sommerse di
Canopo ed Heraclion. Dopo otto anni di studi e prospezioni subacquee, nel 1992
cominciò il complesso lavoro di recupero.
Di solito le testimonianze di antiche civiltà ci vengono tramandate
attraverso i reperti funerari conservati nelle tombe, ma in questo caso ci
troviamo di fronte a oggetti d'uso quotidiano e religioso: monete, attrezzi,
monili, navi, statue gigantesche come il monumento al dio Hapi, alto più di
cinque metri ed esposto accanto a una coppia reale del periodo tolemaico di
eguali dimensioni, la più grande stele mai recuperata, raffigurazioni di Eracle,
Osiride, Serapide, vasi, sfingi, la sensuale statua di una regina tolemaica,
purtroppo senza testa, che per fascino ha poco da invidiare alla Venere di Milo.
Nelle sale della Venaria si compie un viaggio attraverso quindici secoli di
storia, dal settimo secolo avanti Cristo all'ottavo dopo Cristo, quando si
verificò il decisivo collasso della costa, in una delle aree più interessanti,
ricche e complesse del mondo antico, dove la cultura e la religione egiziana si
fusero nei secoli con quelle della Grecia e poi del mondo romano. Dando luogo a
un sincretismo che avrebbe contaminato anche le prime comunità cristiane. Centro
religioso per eccellenza, Alessandria con le sue città satelliti rimase a lungo
la capitale di una regione ricchissima: si pensi che un terzo del grano ricevuto
da Roma proveniva da Alessandria, che ne esportava circa duecentocinquantamila
tonnellate, e le tasse pagate dall'Egitto erano pari a quelle di tutta la Gallia.
Non è un caso dunque se dopo tre secoli di dominazione tolemaica l'area
continuava a essere considerata cruciale e lì si svolse la battaglia tra i due
grandi pretendenti al seggio imperiale, Antonio e Ottaviano Augusto.
Una volta conclusa la tournée europea, i preziosi reperti rientreranno ad
Alessandria, dove è in progetto un museo a testimonianza perenne di quell'antica
civiltà. Intanto a chi vedrà la mostra sarà concessa un'esperienza unica:
l'immersione in un mondo perduto dove ogni visitatore sarà un attore guidato
dalla regia del geniale Bob Wilson e accompagnato dalla colonna sonora composta
per l'occasione da Laurie Anderson. «Comincio col silenzio — ci ha detto Wilson,
che ha diviso l'area espositiva in dieci ambienti — per poi creare lo spazio
attraverso la luce». Sicché l'ingresso è in un luogo buio e caotico, come doveva
essere il sito sommerso prima della luce della scoperta. Da lì si attraversa un
corridoio in fondo al quale c'è la gigantesca stele di Tolomeo VIII, trovata ad
Heraclion, Quindi si passa negli altri ambienti. Una struttura ad alveare
custodisce gli oggetti piccoli, un parallelepipedo coperto da un velo grigio
raccoglie le sfingi quasi a riprodurre il percorso che gli ultimi faraoni
compivano prima dell'incoronazione. E così via, da un'emozione all'altra, sino
al colpo d'occhio finale sulla sensuale regina.
L’unica tappa italiana della mostra è arricchita dallo scenografico
allestimento di Robert Wilson e dalle musiche e ambientazioni sonore di Laurie
Anderson. Il visitatore attraverserà un lungo e buio corridoio che ripropone
le suggestioni delle profondità marine, per arrivare nel cuore della mostra
iniziando da una stanza totalmente luminosa, la “contemplation space” dedicata
ad un solo, prezioso oggetto e al piacere della contemplazione. Seguono ambienti
singolarmente allestiti: Sunken Forest (Foresta sommersa), Treasures Honeycomb
(Alveare delle Meraviglie), Sphinx Box (Sfingi), Liquid Space (Trasparenze),
Waves Power (Onde). La visita culmina, attraverso il lungo corridoio presentato
come una scura galleria (Coral Tunnel), nell’ultima spettacolare stanza dedicata
all’oggetto di maggiore mistero e sensualità: una statua femminile -dea o
regina- che sembra sorgere dalle acque e che, con la perfezione e la bellezza
della sua immagine, accompagna il visitatore verso l'uscita.
Dove
Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria (Torino)
Quando
Dal 7 febbraio al 31 maggio 2009
Orari
Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì: ore 9 – 18.30
Sabato: ore 9 – 23
Domenica: ore 9 – 20
Lunedì: chiuso (tranne i Festivi)
Ultimi ingressi: 1 ora prima della chiusura
Biglietti
Possono essere acquistati:
presso biglietteria in loco (area accoglienza delle Scuderie Juvarriane)
presso Infopiemonte in piazza Castello 165 a Torino
tramite il sito www.lavenariareale.it
tramite il sito www.ticketone.it
Possono essere prenotati:
contattando il numero di tel. +39 011 4992333
Intero: € 10
Ridotto: € 7 (over 65, under 21 e possessori biglietto mostra "AKHENATON Faraone
del Sole")
Gruppi: € 7 (minimo 12 persone, massimo 25 persone)
Scuole: € 4 (minimo 15 studenti accompagnati da 1 docente)
Gratuito: minori di 12 anni, con accompagnatore adulto
Informazioni e prenotazioni
Tel.: +39 011 4992333
E-mail:
prenotazioni@lavenariareale.it
Per le scuole: tel.: +39 011 4992355 -
prenotazioneservizieducativi@lavenariareale.it
Per gli insegnanti: visite gratuite di prima conoscenza della mostra sono
organizzate alle ore 15 il 13, 20, 27 marzo; 3 e 10 aprile su prenotazione (la
prenotazione deve avvenire con almeno 48 ore di anticipo).
www.lavenariareale.it
www.egitto-tesori-sommersi.it
www.fondazionearte.it
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